Davanti allo scaffale dei solari succede spesso così: scegliamo prima il fattore di protezione, poi la texture. Il resto dell’etichetta resta sullo sfondo, insieme a sigle, simboli e diciture che sembrano parlare una lingua tutta loro.
Eppure proprio lì si trovano alcune delle informazioni più utili.
SPF, protezione UVA, resistenza all’acqua e indicazioni d’uso raccontano cose diverse. Imparare a leggerle permette di capire meglio che prodotto abbiamo davanti e, soprattutto, di non attribuirgli proprietà che non ha.
SPF: cosa significa davvero quel numero sulla confezione
Partiamo dalla sigla che conosciamo meglio.
SPF significa Sun Protection Factor e indica principalmente il livello di protezione dai raggi UVB, quelli maggiormente responsabili dell’eritema solare. Non è invece, da solo, una misura della protezione UVA.
| SPF indicato | Categoria di protezione |
| 6 – 10 | Bassa |
| 15 – 20 – 25 | Media |
| 30 – 50 | Alta |
| 50+ | Molto alta |
La Commissione europea raccomanda proprio questa classificazione per rendere più immediato il confronto fra prodotti.
SPF 50+ non significa protezione totale
Quel piccolo “+” fa pensare a una barriera quasi invalicabile. Non è così.
Secondo la classificazione europea, 50+ identifica la fascia di protezione molto alta e corrisponde a un SPF misurato pari almeno a 60. Nessun solare, però, protegge dal 100% dei raggi UV: proprio per questo espressioni come “protezione totale” o “sunblock” non sono considerate appropriate.
Un prodotto come Gabor Taboga Mediterranean Sun Latte Spray SPF50+ appartiene quindi alla fascia di protezione molto alta. Un Payot Sunny Crème Savoureuse SPF50, invece, rientra nella categoria di protezione alta.
Il numero cambia, ma anche zona di utilizzo e texture possono fare la differenza nella scelta.
Quel simbolo UVA nel cerchio merita più attenzione
Se l’SPF parla soprattutto di UVB, come capire se il prodotto protegge adeguatamente anche dai raggi UVA?
Cerca la sigla UVA racchiusa in un cerchio.
Nell’ambito della raccomandazione europea, questo simbolo indica che la protezione UVA raggiunge almeno un terzo del valore SPF dichiarato e rispetta i criteri previsti per una protezione sufficientemente ampia.
È un dettaglio piccolo graficamente, ma importante.
UVA e UVB non sono sinonimi
Gli UVB sono legati soprattutto alle scottature. Gli UVA penetrano più in profondità nella pelle e sono associati, tra le altre cose, al fotoinvecchiamento; entrambe le componenti della radiazione UV contribuiscono ai danni cutanei.
Per questo fermarsi al numero SPF significa leggere soltanto una parte dell’etichetta.
Quando nel catalogo trovi, per esempio, Byron Bay Face Sun SPF30, la scheda non parla soltanto di SPF30, ma anche di protezione UVA e UVB e di un finish opaco. Informazioni diverse, tutte rilevanti per capire se quel prodotto si adatta davvero alla propria routine.
Water resistant non significa “mettilo una volta e dimenticalo”
È probabilmente una delle diciture più fraintese.
Resistente all’acqua non vuol dire impermeabile e non elimina la necessità di riapplicare il solare.
Le raccomandazioni europee indicano espressamente di rinnovare frequentemente l’applicazione, soprattutto dopo aver sudato, nuotato o essersi asciugati con l’asciugamano.
Un esempio è Byron Bay Sunstick SPF50, indicato nel catalogo come resistente all’acqua. È una caratteristica utile per attività all’aperto e giornate al mare, ma non trasforma lo stick in una protezione “una volta per tutte”.
Bronzer, tinted, glow: attenzione a non confondere finish e protezione
Le confezioni dei solari oggi raccontano molto più dell’SPF.
“Tinted”, “bronzer”, “matte”, “glow” descrivono soprattutto l’effetto cosmetico del prodotto sulla pelle, non un livello superiore di protezione.
Australian Gold Botanical Tinted Face SPF50, per esempio, unisce SPF50 e protezione UVA/UVB a una colorazione leggera dall’effetto BB cream.
La tinta aiuta a uniformare visivamente l’incarnato. L’SPF resta però l’informazione relativa alla protezione UVB, mentre le indicazioni UVA vanno lette separatamente.
Stesso discorso per i solari con bronzer: il colore immediato sulla pelle non è sinonimo di una maggiore protezione.
Anche la parola “Kids” dice qualcosa
Quando compare “Kids”, non stiamo semplicemente guardando una confezione più colorata.
Una referenza come Gabor Taboga Mediterranean Sun Kids SPF50+ è formulata e commercializzata specificamente per bambini.
Resta però importante leggere età indicata, modalità d’uso e precauzioni specifiche della confezione.
Quanto dura il solare dopo l’apertura? Guarda questo simbolo
Sulle confezioni cosmetiche compare spesso il simbolo di un piccolo vasetto aperto seguito da una cifra, per esempio 12M.
È il PAO, Period After Opening: indica per quanto tempo il cosmetico può essere utilizzato in sicurezza dopo l’apertura, quando questo tipo di indicazione è previsto. Un prodotto con durata minima superiore a 30 mesi può riportare proprio questo simbolo invece di una tradizionale data di scadenza.
“12M”, quindi, significa dodici mesi dall’apertura. Non dodici mesi dall’acquisto.
Ed è un dettaglio particolarmente utile per quei solari che ricompaiono nella borsa da mare l’estate successiva.
Come leggere un solare in dieci secondi
Se vuoi andare dritta al punto, bastano cinque controlli:
1. Guarda l’SPF. Ti dice il livello di protezione soprattutto nei confronti degli UVB.
2. Cerca la protezione UVA. Nell’UE il logo UVA nel cerchio segnala il rispetto del livello minimo UVA raccomandato.
3. Leggi la destinazione. Viso, corpo, bambini o zone specifiche non sono necessariamente intercambiabili.
4. Controlla le caratteristiche d’uso. Water resistant, spray, stick, tinted o matte cambiano soprattutto il modo in cui userai il prodotto.
5. Non saltare le istruzioni. Quantità, applicazione prima dell’esposizione e riapplicazione sono parte della protezione, non note a piè di pagina.